Carissimi Diciottenni e Giovani,

La pagina del Vangelo di San Luca, ascoltata ieri,  narra la guarigione dei dieci lebbrosi: questo fatto straordinario è un gesto simbolico, una sorta di profezia che anticipa e rivela la verità della salvezza. Per comprendere dobbiamo porre molta attenzione ad alcuni particolari del racconto.

Fra i dieci lebbrosi uno era un Samaritano. Dai giudei, come erano gli altri nove, i samaritani erano considerati estranei alle promesse dell’Alleanza, come i pagani.

Un secondo particolare. Tutti e dieci sono guariti, ma Gesù dice che solo il Samaritano è salvato: dieci i guariti, uno solo salvato.

Un terzo particolare. Il Vangelo dice che il Samaritano “tornò indietro lodando Dio”. Questa espressione indica il riconoscimento di un intervento salvifico di Dio. Il Samaritano dunque riconosce che in Gesù è Dio stesso che agisce: è un vero credente.

Dobbiamo anche tenere presente per capire bene questa pagina evangelica, quanto Luca narra all’inizio del suo Vangelo. I concittadini di Gesù esigono da Gesù gesti miracolosi come un loro diritto. Gesù risponde che questo non è il modo di comportarsi di Dio. Ad esempio Naaman, guarito dal profeta Eliseo, era un siro; la vedova nutrita miracolosamente, non era ebrea.

Tenendo dunque conto di tutto questo, che cosa ci insegna questa pagina evangelica? Nessuno può pretendere nulla di fronte a Dio. Anzi chi si ritiene in possesso come di una sorta di diritto, resta alla fine escluso. Lo straniero, l’escluso, l’emarginato dalla comunità riceve i doni di Dio.

Questa pagina evangelica è la rivelazione della misericordia di Dio che non esclude dal suo abbraccio se non colui che vuole essere escluso.

 

Buona settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ieri la Chiesa italiana ha celebrato la 41^ Giornata nazionale per la vita. Di seguito trovate un estratto del messaggio redatto dai Vescovi italiani per questa occasione.

È VITA, È FUTURO

«Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? Aprirò anche nel deserto una strada, immetterò fiumi nella steppa» (Is 43,19). L’annuncio di Isaia al popolo testimonia una speranza affidabile nel domani di ogni donna e ogni uomo, che ha radici di certezza nel presente, in quello che possiamo riconoscere dell’opera sorgiva di Dio, in ciascun essere umano e in ciascuna famiglia. È vita, è futuro nella famiglia! L’esistenza è il dono più prezioso fatto all’uomo, attraverso il quale siamo chiamati a partecipare al soffio vitale di Dio nel figlio suo Gesù. Questa è l’eredità, il germoglio, che possiamo lasciare alle nuove generazioni: «facciano del bene, si arricchiscano di opere buone, siano pronti a dare e a condividere: così si metteranno da parte un buon capitale per il futuro, per acquistarsi la vita vera» (1Tim 6, 18-19).

Gli anziani, che arricchiscono questo nostro Paese, sono la memoria del popolo. Dalla singola cellula all’intera composizione fisica del corpo, dai pensieri, dalle emozioni e dalle relazioni alla vita spirituale, non vi è dimensione dell’esistenza che non si trasformi nel tempo, “ringiovanendosi” anche nella maturità e nell’anzianità, quando non si spegne l’entusiasmo di essere in questo mondo. Accogliere, servire, promuovere la vita umana e custodire la sua dimora che è la terra significa scegliere di rinnovarsi e rinnovare, di lavorare per il bene comune guardando in avanti. Proprio lo sguardo saggio e ricco di esperienza degli anziani consentirà di rialzarsi dai terremoti – geologici e dell’anima – che il nostro Paese attraversa….

Per aprire il futuro siamo chiamati all’accoglienza della vita prima e dopo la nascita, in ogni condizione e circostanza in cui essa è debole, minacciata e bisognosa dell’essenziale. Nello stesso tempo ci è chiesta la cura di chi soffre per la malattia, per la violenza subita o per l’emarginazione, con il rispetto dovuto a ogni essere umano quando si presenta fragile. Non vanno poi dimenticati i rischi causati dall’indifferenza, dagli attentati all’integrità e alla salute della “casa comune”, che è il nostro pianeta. La vera ecologia è sempre integrale e custodisce la vita sin dai primi istanti.

La vita fragile si genera in un abbraccio: «La difesa dell’innocente che non è nato deve essere chiara, ferma e appassionata, perché lì è in gioco la dignità della vita umana, sempre sacra, e lo esige l’amore per ogni persona al di là del suo sviluppo». Alla «piaga dell’aborto» – che «non è un male minore, è un crimine» – si aggiunge il dolore per le donne, gli uomini e i bambini la cui vita, bisognosa di trovare rifugio in una terra sicura, incontra tentativi crescenti di «respingere profughi e migranti verso luoghi dove li aspettano persecuzioni e violenze».

Incoraggiamo quindi la comunità cristiana e la società civile ad accogliere, custodire e promuovere la vita umana dal concepimento al suo naturale termine. Il futuro inizia oggi: è un investimento nel presente, con la certezza che «la vita è sempre un bene» , per noi e per i nostri figli. Per tutti. E’ un bene desiderabile e conseguibile.

 

Buona settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ci sono momenti della nostra vita che consideriamo speciali, forse proprio per questo sentiamo il desiderio di fotografarli o filmarli,  desideriamo in un certo senso raccogliere quei gesti, persone, parole e luoghi che ci dicono molto di più di quello che mostrano, perché parlano al cuore. Forse questa esperienza ci può mettere sulla strada per leggere e comprendere un po’ di più il racconto delle nozze di Cana che abbiamo ascoltato ieri nella celebrazione dell’Eucaristia.

Tra i “momenti speciali” della vita, vissuto e espresso in modalità diverse a secondo delle appartenenze culturali e religiose, c’è la festa delle nozze. Passaggio simbolico e centrale della vita, che raccoglie tutto il passato e racchiude tutto il futuro; passo importante, dove la gioia della vita illuminata dall’amore vince i timori e le incognite del futuro. Gesù apparteneva a una cultura e religione che valorizzava molto il matrimonio: era segno della benedizione di Dio sul mondo, cammino attraverso il quale il miracolo divino della creazione continua a ripetersi nel mondo. La festa del matrimonio, che durava più giorni per permettere di gustare in pienezza il suo significato e la sua promessa, era anche esperienza di fede, perché ogni matrimonio attualizzava l’alleanza di Dio con l’umanità e rinnovava l’attesa del Messia. Sappiamo quasi a memoria come finisce la storia: è così straordinario il gesto di Gesù che trasforma l’acqua in vino che è diventato proverbiale.

Non è difficile comprendere che Gesù ha permesso che la festa di nozze non finisse tristemente. Se le nozze racchiudono il prima e il dopo della vita e se il vino è simbolo della festa e della gioia, possiamo anche concludere che Gesù è venuto affinché non mancasse mai il vino delle nozze, non mancasse mai la gioia della vita, cioè la fiducia che la vita, pur con suoi limiti umani, è un dono gratuito, fatto per amore. Cerchiamo ogni giorno di vivere ricordandoci che la nostra esistenza è innanzitutto un dono!

 

Buona settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ieri abbiamo celebrato la festa del battesimo del Signore che conclude il tempo del Santo Natale e ci introduce alla vita pubblica di Gesù. È importante entrare nelle ragioni per cui Cristo ha voluto iniziare il suo ministero in Israele proprio con questo misterioso gesto di penitenza.

Giovanni Battista, attraverso il battesimo da lui impartito, invitava il popolo a prepararsi, attraverso la purificazione del cuore, alla venuta del Messia. Mai avrebbe pensato che il Messia in persona si sarebbe un giorno presentato da lui chiedendo anche per sé la purificazione dell’acqua. Giovanni, come ogni buon israelita, attendeva l’arrivo del Messia che immaginava dovesse avvenire con potenza e splendore. Egli avrebbe fatto giustizia, abbattendo i nemici e liberando con il suo potere regale tutti coloro che si erano mantenuti fedeli all’alleanza che Dio aveva stipulato con il suo popolo.

Inizia così, con il battesimo di Gesù, la rivelazione del disegno di Dio: Egli, che si è fatto uomo per noi, prende su di sé la condizione di debolezza e di peccato dell’umanità.

Mettiamoci allora alla scuola di Gesù, seguiamolo nelle sue peregrinazioni così come la liturgia le proporrà alla nostra attenzione nelle prossime domeniche. Anche per noi è iniziata la vita pubblica, che è la vita quotidiana a scuola, al lavoro, in famiglia. Chiediamo a Gesù di accompagnare il nostro cammino perché dentro tutte le esperienze di vita possiamo scoprire il volto del Padre e la forza del suo Spirito.

Buona settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani

Mancano ormai pochissimi giorni al Santo Natale e forse è giusto porci una domanda: noi festeggiamo a Natale o viviamo il Natale? Se ci limitiamo a festeggiarlo, allora possiamo accomodarci a tavola e lasciare che il tempo scorra tra un piatto e una tombolata.

Se, invece, viviamo il Natale, non staremo tanto tranquilli. Il Natale è la festa dell’incontro tra l’Umano e il Divino; è la festa che vede protagonisti i poveri; è la festa che vede una famiglia scappare in Egitto per sfuggire alla morte; è la festa della speranza.

Chi vive il Natale si ricorda che è stato insignito di una missione: essere costruttore di pace ed essere annunciatore della giustizia. Il primo passo verso la giustizia è la memoria: Natale ci ricorda e ci invita a fare memoria. Solo la memoria ci permetterà di superare la confusione che regna nei nostri cuori; solo la memoria ci permetterà di accogliere l’altro. Memoria serve per ricordare che siamo frutto di una promessa e siamo generatori di promesse. Gli auguri che ci faremo sono promesse di bene, di pace, di amore, di accoglienza. Non scambiamoci, allora, a cuor leggero gli auguri, se sappiamo che le promesse non vogliamo mantenerle. Oltre ad essere costruttori di giustizia, facendo memoria, il Natale ci invita a volgere lo sguardo sul presente e ci proietta al futuro. Non deludiamo le persone che ci vogliono bene, non illudiamole con false speranze, aiutiamole a vivere il presente e a progettare insieme il futuro.

Chiediamo a Maria, Madre della speranza, che ci accompagni in questo cammino.

Buona settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani

Ormai stiamo già respirando un’aria ed un clima che ci avvicinano a grandi passi al Santo Natale. Vorrei farvi meditare un testo di Giovanni Paolo II che si riferisce proprio al Natale.

Dice il passo: “Quale valore deve avere l’uomo davanti agli occhi del creatore, se ha meritato di avere un tanto nobile e grande redentore, se Dio ha dato il suo Figlio, affinché egli, l’uomo, non muoia, ma abbia la vita eterna? In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore e alla dignità dell’uomo si chiama evangelo, cioè la buona novella. Si chiama anche cristianesimo” (Lettera Enciclica Redemptor hominis 10,1-2).

Nella notte di Natale è avvenuto qualcosa di straordinario: i primi a cui fu svelato quanto Dio si prendesse cura dell’uomo furono dei pastori.

Il Vangelo racconta: “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto” [Lc 2,20]. Ritornarono alla loro condizione sociale di prima. Le pecore puzzavano come prima; la considerazione che la società aveva di loro continuava ad essere pessima. Ma una cosa era cambiata in loro: era nata in loro la consapevolezza di essere persone amate da Dio. Il cristianesimo è oggettivamente un fatto: Dio ha tanto amato l’uomo, si è preso talmente cura dell’uomo, da assumere la nostra stessa natura e condizione umana. Ha voluto dirci nell’unico modo a noi comprensibile, che ci ama.

Viviamo questi giorni del mese di dicembre con una grande consapevolezza, noi abbiamo una missione, una vocazione: annunciare, a tutte le persone con cui condividiamo la nostra vita, che Dio ci ama immensamente!

Buona Settimana

Don Danilo

Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ieri la nostra Chiesa Ambrosiana ha iniziato il tempo di Avvento, itinerario di rinnovamento spirituale in preparazione al Natale. Risuonano nella liturgia le voci dei profeti, che annunciano il Messia invitandoci alla conversione del cuore ed alla preghiera. Ultimo di essi, e di tutti più grande, Giovanni il Battista grida: “Preparate la via del Signore!” (Lc 3,4), perché Egli “verrà a visitare il suo popolo nella pace”.

Viene Cristo, il Principe della pace! Prepararci al suo Natale significa risvegliare in noi e nel mondo intero la speranza della pace. La pace anzitutto nei cuori, che si costruisce deponendo le armi del rancore, della vendetta e di ogni forma di egoismo.

In questo itinerario di attesa e di speranza che è l’Avvento, la Comunità cristiana si immedesima più che mai nella Vergine Santissima. Sia Maria, la Vergine dell’attesa, ad aiutarci perché apriamo i cuori a Colui che reca, con la sua venuta tra noi, il dono inestimabile della pace a tutto il mondo.

 

Buona Settimana

Don Danilo

Giovedì scorso, 1 novembre, abbiamo celebrato la Solennità di Tutti i Santi: i Santi sono coloro che sono riusciti nella vita, che hanno raggiunto lo scopo. Nessuno vuole essere un fallito: poco importa se gli altri lo pensano. Ma questo non basta: è necessario che ognuno non fallisca in riferimento a ciò che vale, a ciò che conta veramente. Non è sufficiente, infatti, “sentirsi” a posto, sentirsi bene; bisogna “essere” a posto e star bene nella verità. I Santi sono coloro che hanno vissuto non per sentirsi appagati, ma per fare il bene, sapendo che il bene forse non riempie le tasche e non soddisfa gli istinti, ma colma il cuore e la vita.

Il bene si declina, perché la bellezza di Dio è infinita, e gli uomini sono diversi per carattere, per vocazione e talenti. Per questo i Santi sono diversi, e possiamo dire che ognuno ha la propria santità, colora la bontà di Dio secondo delle tinte proprie. Possiamo ispirarci ai Santi del cielo, ma mai copiarli: l’unico vero modello è Gesù.

I Santi, nella loro vita, hanno fatto risplendere questa bellezza vivendo con i sentimenti di Gesù, imparando a pensare con il pensiero di Cristo, ad amare con il suo cuore. Questo cammino di appartenenza radicale a Lui, si chiama vita spirituale. E’ la vita spirituale che riempie l’esistenza: la vita spirituale non è intimismo e fuga dalle responsabilità. Al contrario, è dare anima e spessore alla nostra storia, a tutto ciò che dobbiamo fare secondo la nostra vocazione. Siamo chiamati a diventare santi “attraverso” i nostri doveri, perché il Signore non ci aspetta altrove, in situazioni ideali, ma nella concretezza e semplicità della vita quotidiana: in famiglia, in casa, nel lavoro, nel tempo libero, nella comunità cristiana e in quella civile.

Che i Santi ci diano il coraggio di abitare questo mondo con una parola chiara: essa non è nostra ma del Vangelo, quindi non ne siamo padroni arroganti ma servitori. Ci diano il coraggio di seguire l’esempio dei tanti santi che vivono accanto a noi senza saperlo: nelle nostre case, sulle nostre strade.

 

 

Buona Settimana

Don Danilo

Nella terza domenica di ottobre si celebra la festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, il Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli della nostra diocesi. In questa ricorrenza ritroviamo l’invito a meditare il mistero della Chiesa. La Cattedrale è la sede del Vescovo.

Fu San Carlo Borromeo a fissarne la festa; egli, infatti, lo volle consacrare di nuovo il 20 ottobre 1577, terza domenica del mese, perché in quella data ricorreva l’anniversario della consacrazione dell’antica cattedrale milanese.

Qual è la differenza tra la chiesa universale e la chiesa locale?

Per comprendere la differenza tra la chiesa locale ed universale, bisogna prima definire che cosa intendiamo. La chiesa locale è un gruppo di credenti in Gesù Cristo che si incontra regolarmente in una località geografica. La chiesa universale invece è formata da tutti i credenti in Gesù Cristo in tutto il mondo.

La parola Chiesa deriva da due termini. Il primo indica “l’assemblea” salvata e santificata per opera stessa di Dio. La seconda parola significa letteralmente “appartenenti al Signore”. Questo seconda definizione ci fa ritornare alle parole di Gesù nel Vangelo: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Una chiesa locale – o Diocesi di cui la Cattedrale è la Chiesa Madre – è l’assemblea locale di tutti coloro che professano la fede in Cristo e la fedeltà a Lui.

Attraverso questa festa celebriamo la storia di un popolo, di un territorio che ha accolto l’annuncio del Vangelo, scegliendo di avere – come dice san Paolo – come “fondamento .. Gesù Cristo”. Per essere “collaboratori di Dio, campo di Dio, edificio di Dio”.

Quindi non celebriamo semplicemente l’anniversario di edificazione di un Tempio, ma la consacrazione a Dio di un popolo di collaboratori, di un campo fecondo e di un edificio santo che ha testimoniato in questa porzione del mondo la presenza di Cristo guidata dal successore degli Apostoli nella persona del Vescovo.

Di questo popolo, la Chiesa, noi facciamo parte, noi siamo la Chiesa!

Siamo così richiamati a far memoria di questo grande dono, di questa storia, ma siamo anche esortati ad essere noi il tempio di Dio, in cui lo Spirito abita.

 

 

 

Buona Settimana

Don Danilo

Carissimi diciottenni e giovani,

Sin dai primissimi anni e con l’esempio degli Apostoli, la Chiesa si riunisce per discutere le questioni che hanno bisogno di approfondimento e di studio. Dal 3 al 28 ottobre una rappresentanza dei vescovi di tutto il mondo si incontrerà per trovare soluzioni e proposte per accompagnare al meglio le nuove generazioni a diventare i protagonisti del mondo di domani. “Congedatisi, discesero ad Antiochia e riunita la comunità consegnarono la lettera. Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva” (At 15,30-31). Ma come funziona e a cosa serve un sinodo?

Cos’è il Sinodo?

Il sinodo dei Vescovi è un’assemblea che riunisce i rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo ed ha il compito di essere d’aiuto al Papa nel governo della Chiesa con i suoi consigli.

Di che si parla durante il Sinodo?

Il Sinodo di quest’anno è intitolato I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, avrà come tema per l’appunto quello dei giovani. Secondo la metodologia sinodale il tema viene scelto per il suo carattere universale (cioè che riguardi tutta la Chiesa) e per la sua attualità e urgenza. Oltretutto è richiesto che abbia un’applicazione pastorale e una solida base dottrinale, e infine è necessario che il tema sia attuabile, cioè che le risoluzioni raggiunte nel corso dell’assemblea possano essere veramente messe in pratica.

Chi partecipa al Sinodo?

Partecipano al Sinodo i vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, altri vescovi, sacerdoti e membri di nomina pontificia e infine anche laici che sono invitati per le proprie competenze. Il Sinodo di quest’anno – ci ricorda Papa Francesco – «è il Sinodo per e di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. “Ma anche i giovani che si sentono agnostici?” Sì! “Anche i giovani che hanno la fede tiepida?” Sì! “Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?” Sì! “Anche i giovani che si sentono atei?” Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarvi. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa! Tutti abbiamo bisogno di ascoltarvi!

 

Buona Settimana

Don Danilo