Carissimi Diciottenni e Giovani,

ieri abbiamo celebrato la VI Domenica di Pasqua; nel Vangelo abbiamo ascoltato che di lì a poco Gesù avrebbe lasciato i suoi discepoli perché era vicina la sua ora; loro però, come capita anche a noi qualche volta, capivano e non capivano. Nella prima lettera ai Corinzi Paolo scrive: “Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia.” Notiamo la delicatezza di Gesù che svela le cose con gradualità: “Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso”; c’è una gravità anche nelle cose che diciamo: quante volte prima di parlare indugiamo a pensare se coloro cui ci rivolgiamo possono farcela ad ascoltarci? Gesù insegna la delicatezza, guarda i suoi con l’emozione di chi li lascia; lui desidera in qualche modo prepararli all’ora in cui non sarà più con loro. Sono indicazioni anche per noi che abbiamo sperimentato in lui “il pastore che guida il gregge”, che non resterà più senza una guida: “quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità e vi annuncerà le cose future”. Si passa cioè da una guida esteriore a una guida interiore, da una guida visibile a una guida invisibile, da una voce che risuona agli orecchi a una voce che risuona nel cuore. Ci è più facile udire i suggerimenti esteriori, meno invece ascoltare la voce dentro di noi dov’è lo Spirito a parlare, a chiamare e a suggerire. Indugiamo adesso un attimo sui tempi dell’assenza visibile del Signore: svela ai discepoli, di allora e di sempre, una convinzione che li dovrà sostenere: la sofferenza (Passione e Morte) sarà per poco. E poi lascia loro l’immagine suggestiva del parto: “la donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche a voi nessuno potrà togliervi la vostra gioia”. E’ bellissimo che Gesù sia andato con il suo pensiero a questa esperienza così umana; il volto sofferente, poche ore prima del parto, e poi rilasciato e colmo di felicità. Gesù ci ha parlato del tempo presente come di un tempo del parto: non ha negato cioè che sia un tempo accompagnato da sofferenze, da doglie; ma va riletto come un tempo che custodisce in germe un futuro di vita, già da ora, come il grembo di una donna già custodisce, paradossalmente in quel suo grido di dolore, un cucciolo d’uomo che sta per sgusciare alla luce. Come vorremmo ricordarci di più che “parto” è abbracciato a “futuro”?! Scrive Paolo nella lettera ai Romani: “Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo” (Rm 8,22-23). Chissà se noi siamo capaci di curvarci sui parti dell’umanità accompagnandone i gemiti, ma anche sostenendo il futuro di cui sono colmi; lì nasce il vero futuro del mondo.

Con questa lettera del lunedì ci diamo appuntamento qui a Settembre, augurandoci una buona estate, come cammino di crescita e di vacanza per tutti. In allegato trovate una rilettura teologica dell’estate e qualche proposta che immagino già conosciate.

Ci vediamo Domenica 2 Giugno alle 18 a Caronno per la conclusione dei cammini di PG dell’UPG coi seminaristi Jacopo e Paolo.

Buona Settimana e buon cammino estivo

 

Don Stefano