Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ieri abbiamo rivissuto l’incontro tra il Signore Gesù ed un uomo cieco dalla nascita.

Vedendolo, Gesù fece del fango con la saliva, spalmò il fango sui suoi occhi e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe (che significa «Inviato»). Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Il cieco nato rappresenta l’uomo segnato dal peccato, che desidera conoscere la verità su se stesso e sul proprio destino, ma ne è impedito da un male congenito. Solo Gesù può sanarlo: Egli è “la luce del mondo” (Gv 9,5). Affidandosi a Lui, ogni persona spiritualmente cieco dalla nascita ha la possibilità di “venire alla luce” nuovamente, cioè di nascere alla vita soprannaturale.

Accanto alla guarigione del cieco però, il Vangelo dà grande risalto all’incredulità dei farisei, che rifiutano di riconoscere il miracolo, dal momento che Gesù lo ha compiuto di sabato, violando, a loro giudizio, la legge mosaica. Emerge così un eloquente paradosso, che Cristo stesso riassume con queste parole: “Io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi” (Gv 9,39).

Per chi incontra Gesù, non ci sono vie di mezzo: o si riconosce bisognoso di Lui e della sua luce, oppure sceglie di farne a meno. In quest’ultimo caso, una stessa presunzione impedisce sia a chi si reputa giusto davanti a Dio sia a chi si considera ateo di aprirsi alla conversione autentica.

Chiediamo a metà di questo cammino quaresimale che nessuno chiuda il proprio animo a Cristo! Egli dona a chi lo accoglie la luce della fede, luce in grado di trasformare i cuori e, di conseguenza, le mentalità, le situazioni sociali, politiche, economiche dominate dal peccato.

Con il cieco nato, ciascuno di noi sia pronto a professare umilmente la propria adesione a Lui ripetendo le stesse parole di quest’uomo: “Credo, Signore!”

Buona settimana

Don Danilo