Carissimi Diciottenni e Giovani,

Gesù qualche versetto prima del racconto che è stato ieri proclamato ha concluso il discorso del monte chiarendo chi sono i veri discepoli e mettendo in guardia da quelli che parlano solo parole, anche religiose, ma vuote. Abbiamo invece appena ascoltato che poi entra in Cafarnao, una città crocevia di incontri e di commerci e, in qualche misura, multireligiosa e laica. Ne è segno la presenza del centurione romano, che va a incontrare Gesù: è un pagano; qualcuno forse si sarà anche meravigliato: “Ma come? Tu pagano ti rivolgi a un nostro Rabbi?”. A farlo uscire da se stesso per incontrare il rabbi di Nazaret era il suo cuore; sentiamo le sue parole preoccupate per il suo servo, sono di una sofferenza che sembra strappargli il cuore; ma a muoverlo proprio verso quel rabbi era certamente anche quello che si diceva di lui. Gesù, dal canto suo, deve avergli letto negli occhi e nel cuore; non interpone nemmeno un minuto di esitazione: ”Verrò e lo guarirò”. Davanti a questa immediatezza di Gesù, il centurione entra in dialogo: dapprima con una sua confessione d’indegnità e in seguito con l’evocazione della potenza della parola: “Signore, io non sono degno”; un modo di sentire umile, confessato apertamente da lui, centurione, davanti a tutti. Ebbene l’innominato nel vangelo mai e poi mai avrebbe immaginato che quelle sue parole avrebbero attraversato i secoli e le avrebbero fatte proprie coloro che si accostano all’eucaristia in tutto il mondo. Anche quest’oggi, sull’onda della preghiera del centurione di Cafarnao, poco prima di ricevere l’Eucarestia, tutti confesseremo apertamente la nostra indegnità ”Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma di’ una sola parola e io sarò salvato”. Al riconoscimento della sua umiltà il centurione aggiunge un altro riconoscimento, quello della forza della Parola di Gesù. Lui non aveva forse mai letto le Scritture Sacre, ma, per dono dello Spirito che supera monti e confini, con la sua anima onesta aveva forse intuito quanto della Parola di Dio era scritto nel rotolo di Isaia, là dove si racconta della potenza della Parola che non fa ritorno Dio senza aver operato: “Della mia parola, uscita dalla mia bocca, essa non torna me a vuota, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l’ho mandata”. Ebbene alle parole del centurione, Gesù stesso provò meraviglia; ammirò la fede del pagano e disse parole che davano le vertigini; devono essere rimbombate come un tuono in coloro che pretendevano di essere i depositari della fede: “In verità io vi dico, in Israele non ho trovato in nessuno una fede così grande!”. Li metteva tutti in fila e al primo posto il pagano! Lo innalzò a modello per la sua fede grande! Da un lato sembra di leggere, nel nostro racconto, un appello a dare fiducia alla parola del Signore con la stessa intensità con cui diede fiducia alla parola di Gesù quel centurione. Dall’altro sembra di leggere nelle parole di Gesù l’invito a un’arte che lui aveva e che noi in parte abbiamo disattesa: siamo stati educati a pensare che la fede la si debba trasmettere ed è vero, insegnamento prezioso; ma molto poco siamo stati educati all’arte di scoprire, come faceva Gesù, la fede in quelli che non appartengono al nostro territorio, che chiamiamo lontani, la fede dei non appartenenti alla nostra cerchia di conoscenze. Oggi vorrei pregare Gesù con voi perché c’insegni questa sua arte, occhi che sanno scoprire le tracce della fede così come riportato nel documento sulla ‘Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune’ firmato qualche giorno fa da papa Francesco con il grande Imam Al-Azhar durante il Viaggio Apostolico negli Emirati Arabi: “La fede porta il credente a vedere nell’altro un fratello da sostenere e da amare. Dalla fede in Dio, che ha creato l’universo, le creature e tutti gli esseri umani – uguali per la Sua Misericordia –, il credente è chiamato a esprimere questa fratellanza umana, salvaguardando il creato e tutto l’universo e sostenendo ogni persona, specialmente le più bisognose e povere. Partendo da questo valore trascendente, in diversi incontri dominati da un’atmosfera di fratellanza e amicizia, abbiamo condiviso le gioie, le tristezze e i problemi del mondo contemporaneo, al livello del progresso scientifico e tecnico, delle conquiste terapeutiche, dell’era digitale, dei mass media, delle comunicazioni; al livello della povertà, delle guerre e delle afflizioni di tanti fratelli e sorelle in diverse parti del mondo, a causa della corsa agli armamenti, delle ingiustizie sociali, della corruzione, delle disuguaglianze, del degrado morale, del terrorismo, della discriminazione, dell’estremismo e di tanti altri motivi. Da questi fraterni e sinceri confronti, che abbiamo avuto, e dall’incontro pieno di speranza in un futuro luminoso per tutti gli esseri umani, è nata l’idea di questo »Documento sulla Fratellanza Umana « . Un documento ragionato con sincerità e serietà per essere una dichiarazione comune di buone e leali volontà, tale da invitare tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli.”

Buona settimana

Don Stefano