Carissimi Diciottenni e Giovani,

Ci sono momenti della nostra vita che consideriamo speciali, forse proprio per questo sentiamo il desiderio di fotografarli o filmarli,  desideriamo in un certo senso raccogliere quei gesti, persone, parole e luoghi che ci dicono molto di più di quello che mostrano, perché parlano al cuore. Forse questa esperienza ci può mettere sulla strada per leggere e comprendere un po’ di più il racconto delle nozze di Cana che abbiamo ascoltato ieri nella celebrazione dell’Eucaristia.

Tra i “momenti speciali” della vita, vissuto e espresso in modalità diverse a secondo delle appartenenze culturali e religiose, c’è la festa delle nozze. Passaggio simbolico e centrale della vita, che raccoglie tutto il passato e racchiude tutto il futuro; passo importante, dove la gioia della vita illuminata dall’amore vince i timori e le incognite del futuro. Gesù apparteneva a una cultura e religione che valorizzava molto il matrimonio: era segno della benedizione di Dio sul mondo, cammino attraverso il quale il miracolo divino della creazione continua a ripetersi nel mondo. La festa del matrimonio, che durava più giorni per permettere di gustare in pienezza il suo significato e la sua promessa, era anche esperienza di fede, perché ogni matrimonio attualizzava l’alleanza di Dio con l’umanità e rinnovava l’attesa del Messia. Sappiamo quasi a memoria come finisce la storia: è così straordinario il gesto di Gesù che trasforma l’acqua in vino che è diventato proverbiale.

Non è difficile comprendere che Gesù ha permesso che la festa di nozze non finisse tristemente. Se le nozze racchiudono il prima e il dopo della vita e se il vino è simbolo della festa e della gioia, possiamo anche concludere che Gesù è venuto affinché non mancasse mai il vino delle nozze, non mancasse mai la gioia della vita, cioè la fiducia che la vita, pur con suoi limiti umani, è un dono gratuito, fatto per amore. Cerchiamo ogni giorno di vivere ricordandoci che la nostra esistenza è innanzitutto un dono!

 

Buona settimana

Don Danilo