Carissimi 18/19enni e giovani,

faccio una sosta breve sulla pagina della finale del vangelo di Marco di ieri: passiamo dalla tavola, apparecchiata in una casa, all’universalità del mondo; colpisce subito la connessione tra povertà umana e il compito sovrumano. Il Vangelo sorprendentemente connette le due cose: “Li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore”, e subito aggiunge: “andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”. Gesù affida agli inaffidabili la missione che ha per spazio il mondo. C’è da capire che in quest’impresa sproporzionata e sovrumana, li accompagna, un altro; il vero protagonista con cui loro collaborano è lo Spirito. Noi troppo spesso rischiamo di dimenticarcene e facciamo come se tutto dipendesse da noi, dai nostri protagonismi, dalle nostre strategie ecclesiastiche: li accompagna Gesù in Spirito. Ce lo ricordiamo che la nostra opera è frutto di un “insieme”? che lo Spirito agisce con noi? “E confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”: sono gesti di sollevamento dalle proprie depressioni, ferite, ossessioni, povertà; c’è la conferma della Parola. A tutti è data la possibilità di essere salvati: nel brano degli Atti degli apostoli, al racconto stupefacente in cui Filippo ascolta voce degli angeli e dell’eunuco, troviamo una ricchezza di suggestioni per la chiesa di oggi,che s’interroga sulla sua fedeltà al vangelo. “Un angelo del Signore parlò a Filippo”: una voce risuona dentro; anche noi siamo chiamati ad alzarci, a farla finita con la nostra pigrizia di stare immobili, perduti nelle nostre lamentazioni. E tutto, nel nostro episodio, avviene all’aperto: sembra di leggere una vocazione a stare sulla strada, non rinchiusi, non immobili neanche mentalmente. Nell’invito dell’angelo a scendere sulla strada c’è anche una strana specificazione: “Essa è deserta”; quante volte siamo tentati di rimanere in casa perché diciamo che il mondo in cui viviamo è un deserto e che gli uomini d’oggi sono un deserto? Ma non è forse scritto nel vangelo che “Dio tanto ha amato il mondo da dare per noi il suo Figlio”? E noi allora prolunghiamo, facciamo sentire, nelle circostanze in cui ci è dato vivere, l’amore di Dio per il mondo: uscendo, scendendo per strada, avvicinandoci, inventandoci qualcosa. E’ l’amore che invita a uscire, a scendere in strada, a inventare; oggi, giornata missionaria, il richiamo sembra luminosamente pertinente: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”; il pensiero corre sia alla terre lontane ma anche a quelle vicine: la notizia buona del vangelo chiede di essere ridetta anche tra di noi. La condizione è abolire le distanze e salire sul carro con l’eunuco; “accostati”: è un verbo che, in un colpo solo, fa giustizia di tutte le nostre paure e cancella tutte le nostre distanze; e ascoltare: non avere cioè la foga e la pretesa d’inondare l’altro con un mare di parole. Filippo doveva essere esercitato nell’arte di ascoltare perché è udì che l’eunuco leggeva un passo del rotolo di Isaia. E, quando parlò iniziò con una domanda: “Capisci quello che stai leggendo?”. Altra cosa da imparare: iniziare con una domanda, per cui l’altro si senta preso sul serio e sia stimolato a una ricerca; le domande mettono in cammino. Preghiamo allora il Signore Gesù perché ci faccia esperti nell’arte della domanda e perché possiamo trovare quella giusta da cui partire per un dialogo sulla vita alla luce della Parola.

Buona settimana 

dSte

Nella terza domenica di ottobre si celebra la festa della Dedicazione della Chiesa Cattedrale, il Duomo di Milano, Chiesa Madre di tutti i fedeli della nostra diocesi. In questa ricorrenza ritroviamo l’invito a meditare il mistero della Chiesa. La Cattedrale è la sede del Vescovo.

Fu San Carlo Borromeo a fissarne la festa; egli, infatti, lo volle consacrare di nuovo il 20 ottobre 1577, terza domenica del mese, perché in quella data ricorreva l’anniversario della consacrazione dell’antica cattedrale milanese.

Qual è la differenza tra la chiesa universale e la chiesa locale?

Per comprendere la differenza tra la chiesa locale ed universale, bisogna prima definire che cosa intendiamo. La chiesa locale è un gruppo di credenti in Gesù Cristo che si incontra regolarmente in una località geografica. La chiesa universale invece è formata da tutti i credenti in Gesù Cristo in tutto il mondo.

La parola Chiesa deriva da due termini. Il primo indica “l’assemblea” salvata e santificata per opera stessa di Dio. La seconda parola significa letteralmente “appartenenti al Signore”. Questo seconda definizione ci fa ritornare alle parole di Gesù nel Vangelo: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola”.

Una chiesa locale – o Diocesi di cui la Cattedrale è la Chiesa Madre – è l’assemblea locale di tutti coloro che professano la fede in Cristo e la fedeltà a Lui.

Attraverso questa festa celebriamo la storia di un popolo, di un territorio che ha accolto l’annuncio del Vangelo, scegliendo di avere – come dice san Paolo – come “fondamento .. Gesù Cristo”. Per essere “collaboratori di Dio, campo di Dio, edificio di Dio”.

Quindi non celebriamo semplicemente l’anniversario di edificazione di un Tempio, ma la consacrazione a Dio di un popolo di collaboratori, di un campo fecondo e di un edificio santo che ha testimoniato in questa porzione del mondo la presenza di Cristo guidata dal successore degli Apostoli nella persona del Vescovo.

Di questo popolo, la Chiesa, noi facciamo parte, noi siamo la Chiesa!

Siamo così richiamati a far memoria di questo grande dono, di questa storia, ma siamo anche esortati ad essere noi il tempio di Dio, in cui lo Spirito abita.

 

 

 

Buona Settimana

Don Danilo

La sera del 31 Ottobre a Milano, tra le vie del centro e in Duomo, verrà organizzato un percorso per aiutarci a scoprire la nostra chiamata alla santità.

Ritrovo 18.15 in piazza Falcone e Borsellino a Carnago
Partenza 18.30
Rientro previsto per le 23.30
Portare la cena al sacco e 10 euro (contributo per il pullman)

Iscrizioni entro Martedì 23 Ottobre consegnando, ai propri educatori, il volantino compilato.

Volantino notte dei Santi 2018

Carissimi diciottenni e giovani,

c’è un filo rosso che percorre le letture di ieri: l’immagine del seme e l’avventura del crescere; il Vangelo racconta di un seme seminato nel campo, e, ancora, di un granello di senape che cresce in un terreno e, ancora, racconta di tre misure di farina che una donna ha impastato e che cresce per via di un grumo di lievito. Di germogli abbiamo trovato scritto anche nel rotolo di Isaia, dove Dio dice: “Io faccio una cosa nuova, proprio ora germoglia non ve ne accorgete?”. Anche Paolo nella lettera ai Corinti scrive di germogli: “Io ho piantato, ma era Dio che faceva crescere”. Il seme, il chicco di senape, il grumo di lievito sono accomunati  dall’immagine della piccolezza in partenza e della grandezza in arrivo; è quasi una sconfessione dei nostri sogni, o, meglio, delle nostre pretese di una grandezza in partenza. E’ la sconfessione della nostra ubriacatura dello straordinario e della nostra incuranza, della nostra assenza di stupore, per una vita ordinaria, per creature silenziose, spesso ritenute insignificanti, proprio perché non rumorose. Non lo si sente il crescere del seme nella terra o il fermentare della pasta nella madia. Il vangelo c’insegna quest’attenzione al silenzio della crescita nascosta; dentro una stagione, come la nostra, che celebra ossessivamente l’eccezionale, quanto sarebbe prezioso l’invito a esercitarci, in controtendenza, a scoprire e anche a celebrare il “piccolo” della vita e nella vita. Il piccolo, inoltre, è abitato da una potenza di crescita insospettata, inimmaginabile se si guarda la sua minuscola, minutissima, piccola, misura; dovremmo stupirci anche di questo fenomeno silenzioso della crescita delle creature, delle situazioni e leggervi, come ci ricorda Paolo, l’opera silenziosa di Dio. In un’altra parabola Gesù dirà che il seme “cresce da sé” e non perché gli stai con il fiato addosso: non si tratta d’imporre ma di favorire i germogli, di credere nel bene e nella bellezza; “il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato un seme bello nel campo”. E ancora: l’albero cresciuto dal granello di senape è diventato talmente grande “che gli di uccelli fanno una tenda tra i rami”; è suggestivo il pensiero che il crescere delle persone, delle cose, delle istituzioni abbia come fine il fare tenda, il creare luoghi ospitali. Non è forse detto di Gesù, nel vangelo di Giovanni, che “mise la tenda” dell’ospitalità in mezzo a noi? E se pensassimo che un metro sicuro e infallibile per il vangelo, per verificare una crescita è se siamo persone mature perché facciamo una tenda avendo il dono di essere con la nostra vita ospitale? Nella prima delle parabole che oggi abbiamo ascoltato fa capolino anche il problema della zizzania; è una realtà che Gesù liquida brevemente: “è il demonio che ha fatto questo”! La parabola poi si sofferma a descrivere prima la meraviglia e poi la reazione dei servi: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. Gesù risponde con un divieto secco ampiamente disatteso nella nostra storia cristiana dove presuntuosamente ci arroghiamo il diritto di giudicare e di estirpare. Gesù ci dice che questa mescola di seme buono e di zizzania è una condizione permanente della storia; se fossimo sinceri, questo mescolarsi di cose belle e di cose meno belle, di cose buone e di cose meno buone, dovremmo sorprenderla innanzitutto in noi stessi. Non ne siamo immuni, né noi né i nostri ambienti; non c’è bisogno di estirpatori, né di donne e uomini che puntino il dito, che creino distanze, con la pretesa di essere un campo immacolato. Così facendo al Vangelo toglieremmo il cuore, la notizia che Dio ha seminato nel campo di ciascuno un seme bello. E l’arte della vita non è fare il vuoto intorno a noi ma fare tenda: questo il segno della crescita e anche il sogno più bello che possiamo coltivare nel cuore.

Buona Settimana

 

Don Stefano

Quest’anno, in occasione del Sinodo dei Giovani, potremo partecipare a tre serate di Cineforum, presso il CineTeatro Martegani di Cairate con tutti i giovani del decanato.
Le proiezioni si svolgeranno a partire dalle 20:45. Costo d’ingresso 4 euro.

Venerdì 12 Ottobre                   Venerdì 26 Ottobre                    Venerdì 23 Novembre
” Mustang  ”                                  ” Cuori puri ”                        ” Tutto quello che vuoi ”

 

Carissimi diciottenni e giovani,

Sin dai primissimi anni e con l’esempio degli Apostoli, la Chiesa si riunisce per discutere le questioni che hanno bisogno di approfondimento e di studio. Dal 3 al 28 ottobre una rappresentanza dei vescovi di tutto il mondo si incontrerà per trovare soluzioni e proposte per accompagnare al meglio le nuove generazioni a diventare i protagonisti del mondo di domani. “Congedatisi, discesero ad Antiochia e riunita la comunità consegnarono la lettera. Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva” (At 15,30-31). Ma come funziona e a cosa serve un sinodo?

Cos’è il Sinodo?

Il sinodo dei Vescovi è un’assemblea che riunisce i rappresentanti dei vescovi di tutto il mondo ed ha il compito di essere d’aiuto al Papa nel governo della Chiesa con i suoi consigli.

Di che si parla durante il Sinodo?

Il Sinodo di quest’anno è intitolato I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, avrà come tema per l’appunto quello dei giovani. Secondo la metodologia sinodale il tema viene scelto per il suo carattere universale (cioè che riguardi tutta la Chiesa) e per la sua attualità e urgenza. Oltretutto è richiesto che abbia un’applicazione pastorale e una solida base dottrinale, e infine è necessario che il tema sia attuabile, cioè che le risoluzioni raggiunte nel corso dell’assemblea possano essere veramente messe in pratica.

Chi partecipa al Sinodo?

Partecipano al Sinodo i vescovi eletti dalle Conferenze Episcopali di tutto il mondo, altri vescovi, sacerdoti e membri di nomina pontificia e infine anche laici che sono invitati per le proprie competenze. Il Sinodo di quest’anno – ci ricorda Papa Francesco – «è il Sinodo per e di tutti i giovani! I giovani sono i protagonisti. “Ma anche i giovani che si sentono agnostici?” Sì! “Anche i giovani che hanno la fede tiepida?” Sì! “Anche i giovani che sono lontani dalla Chiesa?” Sì! “Anche i giovani che si sentono atei?” Sì! Questo è il Sinodo dei giovani, e noi tutti vogliamo ascoltarvi. Ogni giovane ha qualcosa da dire agli altri, ha qualcosa da dire agli adulti, ha qualcosa da dire ai preti, alle suore, ai vescovi e al Papa! Tutti abbiamo bisogno di ascoltarvi!

 

Buona Settimana

Don Danilo