Carissimi 18/19enni e giovani,

è duro lo scontro, tra Gesù e i rappresentanti religiosi del suo tempo: è un discorso non agli atei ma per i credenti: “Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto”. Ma come si fa a credere con fede? Proprio perché non è un oggetto è fondamentale che ci si interroghi, perché anche noi, come i giudei del racconto, rischiamo di sbandierare appartenenze, ascendenze, e non essere liberi, ma schiavi. Sul cammino della fede, e sugli agguati alla fede lungo il cammino, ha molto da dire questa durissima controversia del vangelo tra Gesù e le rappresentanze ufficiali della religione. Sulle labbra di Gesù e dei suoi oppositori però si trovano le stesse parole: Dio, Abramo, verità, libertà, schiavitù, peccato, indemoniato, figlio. Centrale è la parola Padre, ripresa ben quattordici volte anche se con significati totalmente diversi in Gesù e nei suoi oppositori: questi ultimi, infatti, hanno collocato Dio nell’immagine di un Padre che ha in sospetto la libertà dei figli, sino al punto di togliergliela, un padre antagonista che non dà spazio ai figli, li reprime. Al contrario Gesù con la sua vita è venuto a raccontarci un Dio che non solo non reprime ma dilata, un Dio che non solo non chiude, ma dà orizzonti alla vita, un Dio pronto a sacrificare se stesso purché noi abbiamo vita. Se c’è verità, se c’è vita, se c’è libertà, se c’è passione, lì metti il nome di Dio, metti il nome di padre. Perché Dio è padre e i suoi figli li vuole intensi e liberi.

Don Stefano