Carissimi 18/19enni e giovani,

il portale della Settimana Autentica è la Domenica delle Palme; al cuore di questa liturgia è custodita la memoria di Cristo sofferente: Lui, uomo macerato, sfigurato, “tolto di mezzo con oppressione e ingiusta sentenza”; lo spinge amore e lui non si è mai fermato. Non ha ceduto ai consigli di chi gli era intorno, di chi gli voleva bene, i suoi; loro a consigliargli cautela, in tutti i modi a fargli capire che nella vita c’è una misura; non si è fermato, non si è ritratto. Ora sappiamo che cosa spingeva i suoi passi: una passione estrema per il Padre che voleva rivelare nel suo volto quello più vero della misericordia; ma anche una passione estrema per noi, perché fosse ricreata la nostra umanità che si era come intristita, inaridita, rinsecchita. E come poteva allora la sua amica Maria, la sorella di Lazzaro e Marta, celebrare l’amore del suo amico e maestro, un amore senza misura, senza calcoli? Lei che lo vedeva andare a morire che da lui aveva imparato che dall’amore non ci si trattiene? Se ami veramente, non puoi trattenerti! Come poteva se non con un unguento preziosissimo, una cosa da capogiro? Un particolare commovente: Maria che cosparge di unguento profumato i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli compie il gesto di una donna che ama. Chissà quante cose voleva dire con quel gesto di una tenerezza estrema. I piedi instancabili del Rabbi di Nazaret: di quante sabbie nel suo andare si saranno caricati quei piedi! Mai fermo, sempre in cammino per amore. Quello che altri non avevano fatto anche con solo un po’ d’acqua Maria lo fa con un profumo di puro nardo, assai prezioso, lo fa senza curarsi delle critiche che subito nella sala si sarebbero accese da parte di chi ingessa fede e religione. Maria lo fa, vuole sollevare la stanchezza di morte del suo amico e maestro che pochi giorni dopo, in una cena d’addio, lascerà questo gesto come suo testamento. Sarà lui a dare l’acqua ai piedi dei suoi discepoli e a lasciare il gesto della lavanda dei piedi come una la consegna di fare questo in sua memoria per sollevare la stanchezza del mondo.

Buona settimana Santa!

La Quaresima si avvia al termine e la Pasqua è vicina, per questo la liturgia della Chiesa Cattolica invita a meditare sul brano della Resurrezione di Lazzaro. Il Vangelo secondo Giovanni è l’unico, fra la Sacra Scrittura, a riportare questo brano, come segno ed anticipazione della resurrezione di Gesù. La valenza simbolica del racconto è molto alta: l’evangelista, infatti, non solo imputa la condanna a morte di Gesù proprio a questo miracolo, ma incentra l’intera scena sulla figura di Cristo; Lazzaro non dirà nemmeno una parola. Seguiamo ora il racconto.

«Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato»La frequentazione fra la famiglia di Lazzaro e Gesù era stretta, la città di Betània – che significa, letteralmente, Casa dell’afflizione, oppure della povertà – sorge su un versante del monte degli Ulivi, circa a 3 km da Gerusalemme. È probabile che le occasioni di incontro con la famiglia di Lazzaro avvenissero proprio durante le soste di Gesù a Gerusalemme. E la loro relazione era particolarmente stretta: «3 Signore, ecco, colui che tu ami è malato. […] 5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro».

Come per il racconto del Cieco nato, anche questa malattia, la morte, è avvenuta per la glorificazione del Figlio di Dio. Vi è qui un particolare, che ad un primo sguardo potrebbe sconvolgere«Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava». Perché Gesù aspettò due giorni e non si recò subito dall’amico ammalato? Il valore simbolico di questa attesa è di una certa rilevanza: «solo il terzo giorno (allusione alla sua resurrezione!) annuncia la sua volontà di recarsi in Giudea». (E. Bianchi)

Gesù si reca a Betània con i suoi discepoli – non senza “resistenze” del tutto umane«Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?» – e la prima ad accoglierlo è Marta. Letterariamente, il racconto è basato su di un fraintendimento: Marta, infatti, è convinta che il fratello risorgerà, ma nell’ultimo giorno, come profetizzato dal profeta Daniele (Dn 12,2). Secondo la tradizione giudaica, infatti, l’anima del defunto scende nello Sheol/regno dei morti, come un’ombra priva di vita, ma resusciterà nell’ultimo giorno. Gesù, invece, spiega il significato della resurrezione«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno».

Marta andò a chiamare Maria, la quale rivolge le stesse parole a Gesù, ma in modo diverso: lei, infatti, sta piangendo. Ed il suo pianto per il fratello defunto deve essere stato così struggente, che anche gli astanti proruppero in lacrime. Qui bisogna sostare un attimo sulla commozione di Gesù, che lo presenta nella sua profonda umanità, nella sua essenza. La relazione autentica che ha con Lazzaro va al di là, riesce ad andare oltre anche alla morte – il limite intrinseco di tutti gli esseri viventi.

Non era sicuramente una relazione formale, come succede quasi esclusivamente oggi. La relazione autentica supera la forma e le forme, arriva alla sostanza, al cuore dell’uomo. Andare oltre la forma significa rispondere all’altro, essere responsabile con e per l’altro, per ogni altro, per ogni creatura. Salvaguardando l’infinito mistero iscritto nel cuore, nell’anima e nella libertà del creato.

Prima che Lazzaro esca dalla tomba, dalle catene della morte, Gesù prega – non perché avvenga il miracolo, si badi bene: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Gesù rende semplicemente grazie, ringrazia il Padre per il dono di profonda, misteriosa e sostanziale unità con Lui.

Carissimi diciottenni e giovani,

 In queste domeniche del tempo di Quaresima attraverso i testi del Vangelo di Giovanni, la liturgia ci fa percorrere un vero e proprio itinerario battesimale: nella seconda domenica di Quaresima, Gesù ha promesso alla Samaritana il dono dell’“acqua viva”; ieri, guarendo il cieco nato si rivela come “la luce del mondo”; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro, si presenterà come “la risurrezione e la vita”. Acqua, luce, vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che “immerge” i credenti nel mistero della morte e resurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando loro la vita eterna.

I discepoli, secondo la mentalità del tempo, danno per scontato che la sua cecità sia conseguenza di un suo peccato o dei suoi genitori. Gesù invece respinge questo pregiudizio e afferma: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Queste parole ci fanno sentire la viva voce di Dio, che è Amore! Di fronte all’uomo segnato dal limite e dalla sofferenza, Gesù non pensa ad eventuali colpe, ma alla volontà di Dio che ha creato l’uomo per la vita. Perciò dichiara: “Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato… Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. E subito passa all’azione: con un po’ di terra e di saliva fa del fango e lo spalma sugli occhi del cieco. Questo gesto allude alla creazione dell’uomo; guarendo l’uomo, Gesù opera una nuova creazione. Ma quella guarigione suscita un’accesa discussione, perché Gesù la compie di sabato, trasgredendo, secondo i farisei, il precetto festivo. Così, alla fine del racconto, Gesù e il cieco si ritrovano “cacciati fuori” dai farisei: uno perché ha violato la legge e l’altro perché, malgrado la guarigione, rimane marchiato come peccatore dalla nascita.

Al cieco guarito Gesù rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire, perché presumono di essere sani. Lasciamoci guarire da Gesù, che può e vuole donarci la luce di Dio!

Buona Settimana

Don Danilo

Carissimi 18/19enni e giovani,

è duro lo scontro, tra Gesù e i rappresentanti religiosi del suo tempo: è un discorso non agli atei ma per i credenti: “Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto”. Ma come si fa a credere con fede? Proprio perché non è un oggetto è fondamentale che ci si interroghi, perché anche noi, come i giudei del racconto, rischiamo di sbandierare appartenenze, ascendenze, e non essere liberi, ma schiavi. Sul cammino della fede, e sugli agguati alla fede lungo il cammino, ha molto da dire questa durissima controversia del vangelo tra Gesù e le rappresentanze ufficiali della religione. Sulle labbra di Gesù e dei suoi oppositori però si trovano le stesse parole: Dio, Abramo, verità, libertà, schiavitù, peccato, indemoniato, figlio. Centrale è la parola Padre, ripresa ben quattordici volte anche se con significati totalmente diversi in Gesù e nei suoi oppositori: questi ultimi, infatti, hanno collocato Dio nell’immagine di un Padre che ha in sospetto la libertà dei figli, sino al punto di togliergliela, un padre antagonista che non dà spazio ai figli, li reprime. Al contrario Gesù con la sua vita è venuto a raccontarci un Dio che non solo non reprime ma dilata, un Dio che non solo non chiude, ma dà orizzonti alla vita, un Dio pronto a sacrificare se stesso purché noi abbiamo vita. Se c’è verità, se c’è vita, se c’è libertà, se c’è passione, lì metti il nome di Dio, metti il nome di padre. Perché Dio è padre e i suoi figli li vuole intensi e liberi.

Don Stefano

Venerdì 2 marzo abbiamo risposto all’invito del nostro Arcivescovo sua ecc.za Mons. Mario Delpini di partecipare alla Via Crucis della zona II di Varese presso la parrocchia s.Stefano di Tradate! Nonostante il brutto tempo, ci siamo fatti coraggio e da Caronno Varesino abbiamo raggiunto la mèta! Nonostante fossimo in anticipo rispetto all’orario, la chiesa era gremita di persone: è bello ammirare che il popolo si raduna intorno al suo Vescovo! Alle 21:00 puntuali la Via Crucis ha inizio! Varie meditazioni si succedono alle 4 stazioni e tutte, attraverso anche i canti e le intenzioni di preghiera, ci hanno permesso di vivere con intensa profondità il mistero della Croce di Gesù! Anche l’omelia di Delpini ci ha suggerito in che modo affrontare le sfide di oggi: come ha fatto Maria e il suo discepolo amato. Delpini ci ha spiegato che le prove non vanno affrontate con atteggiamento di fatalità, ma come occasione per trovare in noi la forza per affrontarle, sapendo di poter contare sul conforto di colui che ha vinto la morte. Prima della benedizione, ci ha “ordinato” un penitenza: dare 1,00€ ai ragazzi del 2002 e invitarli ad andare ad accendere una candela in chiesa all’altare della Madonna e pregare perché li aiuti nel suo percorso di fede. Questa preoccupazione che ci ha confidato ci dà la misura di quanto il nostro Pastore sia consapevole delle difficoltà che vivono le nostre comunità.

 

Al termine, oltre a salutare i nostri amici diaconi, seminaristi, sacerdoti, abbiamo avuto l’occasione di salutare l’Arcivescovo e anche Mons.Agnesi, don Giuseppe e don Stefano Negri, dirottando il pullman che lo avrebbe da lì a poco riportato a Induno dove vive il suo Ministero! 😉

 

Grazie Gesù per questa bella occasione di fraternità.

 

Domenica 18 Marzo 2018, dalle 10:00 alle 18:00 (ritrovo ore 9:00 in P.za Falcone-Borsellino, Carnago), “un viaggio nella Bellezza”, ritiro di Quaresima per Adolescenti dell’UPG, presso la CASA DI NAZARETH, a GIGNESE (VB), con Don Giovanni Fagioli, che ci ha già seguiti durante il Ritiro d’Avvento.
ISCRIVITI al Ritiro PRESSO I TUOI CATECHISTI ENTRO martedì 6 marzo.
Scarica qui di seguito il volantino per conoscere tutti i dettagli.

Volantino

Carissimi diciottenni e giovani,

Gesù è in viaggio: Egli doveva passare dalla Samaria. Non solo per un percorso obbligato, in realtà egli deve passare in Samaria per una obbedienza alla sua missione: Il Signore cerca i suoi figli ovunque. Camminare comporta fatica. Gesù è stanco. Questo è segno della debolezza di Gesù fatto uomo come tutti noi, ma prelude anche alla fatica e al dolore della sua passione. Anche la samaritana potrà convertirsi perché Gesù ha faticato per lei, perché Gesù morirà per lei. Una fatica espressione di amore. Gesù con la sua domanda: “dammi da bere“, esprime la sua volontà di entrare in comunicazione con lei. Allo stupore della donna, Gesù risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio… tu stessa avresti chiesto da bere a Lui”. Gesù propone un’acqua dalle caratteristiche particolari: è data da Gesù e insieme sgorga nell’intimo stesso della donna, estingue la sete per sempre, quindi ha un valore di salvezza. Gesù chiede alla donna di ritornare al pozzo con il marito… lei deve confessare la sua situazione. Si capisce che cosa Gesù intende: perché lui possa diventare direzione per il futuro, ella è invitata a rinunciare alla sua vecchia vita, a consegnare a lui il suo passato, con le sue debolezze. La samaritana vuole cambiare, vuole mettersi davanti a Dio e chiede dove adorare. E Gesù apre le prospettive della fede in Dio e dell’adorazione a Lui in “spirito e verità”. Il dialogo tra Gesù e la samaritana si conclude con la solenne dichiarazione di Gesù: “Sono Io”. Gesù rivela la profondità del suo mistero: come il roveto ardente manifestò a Mosè la presenza e la cura di Dio per il suo popolo, così Gesù costituisce la rivelazione piena della paternità di Dio, la presenza della salvezza che si è fatta carne, uomo per noi. La donna vuole comunicare la notizia inaspettata, si fa missionaria, come ogni persona che incontra e fa esperienza di Gesù, si farà missionaria presso gli altri.

Buona settimana

don Danilo, don Stefano, Giovanni